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PANDORA associazione
culturale |
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La tecnica della foggiatura a freddo docente Mario Cesari |
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La tecnica della forgiatura
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La logica della forgiatura è semplice. Il metallo viene schiacciato tra la testa del martello e l'incudine, questa compressione fa cambiare la forma (modifica la configurazione tridimensionale) del pezzo. Peso e dimensioni del martello sono proporzionati alle dimensioni del pezzo in lavorazione. Il martello più frequentemente usato per forgiare ha bocca tonda (o quadrata con gli angoli smussati) leggermente convessa e la penna trasversale all'asse del manico. Quando usiamo il martello, se è la bocca che cade sul metallo, l'allungamento sarà indifferentemente in tutte le direzioni; se è la penna a scendere sul metallo, l'allungamento si produrrà al di qua e di là dalla penna, nel senso dell'asse del manico. Per rastremare una barretta (tondino o quadrello) si lavora con la penna ortogonale all'asse della barretta per allungarla e assottigliarla uniformemente su quattro facce. Conviene battere prima una faccia e poi quella opposta, in seguito vanno battute una dopo l'altra le due facce che finora erano di lato, e così via. Bisogna cercare di mantenere quadrata la sezione della barretta, se tende a diventare a losanga, bisogna riportare la sezione a tonda, poi a quadrata e infine riprendere a rastremare. La forgiatura a caldo si usa in sostanza per l'acciaio, che portato al calore rosso diventa malleabile. Un vantaggio della forgiatura a caldo è la possibilità di riscaldare selettivamente un punto rispetto al resto dell'oggetto da forgiare di modo che in quel punto il metallo, reso più tenero dal calore, manifesti gli effetti dei colpi di martello. Ad esempio è possibile rifollare, cioè scaldare una barra di ferro o acciaio in un punto determinato della sua lunghezza e poi batterla lungo il suo asse per farla ingrossare nel punto scaldato. La forgiatura a freddo presenta poche differenze rispetto alla forgiatura
a caldo: le martellate sul metallo che si sta forgiando producono in entrambe
i casi lo stesso effetto, più o meno marcato secondo la malleabilità
del metallo e il suo stato d'incrudimento (della sua temperatura, se lo
si forgia a caldo). |
I trattamenti termici
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Fondamentalmente sono due, ricottura e tempera.
Un metallo malleabile s'incrudisce durante la forgiatura a freddo, così,
insistendo a martellare un pezzo oltre un certo punto si produrranno crepe
e rotture. è necessario ammorbidire il metallo, bisogna ricuocerlo
cioè scaldarlo fino al rosso e poi lasciarlo raffreddare. I metalli puri, ferro compreso, e molte leghe possono essere raffreddati all'aria o in acqua e il risultato non varia di molto: il metallo si intenerisce. è quella che si chiama tempera negativa. Certe leghe (come l'acciaio, che è una lega di ferro e carbonio) invece, quando vengono raffreddate velocemente si induriscono, subiscono cioè la tempera. Conviene ricuocere prima di provocare fratture continuando a martellare. Ogni metallo rivela al martello le sue caratteristiche e con l'esperienza è facile capire il punto da non superare: si deve pensare a ricuocere quando il metallo cede di meno e il martello rimbalza più volentieri, quando il suono della martellata è meno sordo. |
I metalli
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Sono elementi chimici non trasparenti, con un particolare lustro. Sono buoni conduttori di calore e di elettricità. A temperatura ambiente sono solidi (all'infuori del mercurio). Oro, argento e platino sono detti metalli nobili perché non formano ossidi neanche ad alte temperature. La forgiatura a freddo si adotta per ferro, rame, ottone, oro, argento,
alluminio. La forgiatura a caldo si adotta per gli acciai, e anche per il rame che
al color rosso diventa tenero come il piombo. Alcune leghe (per esempio ottone e Ag 800) sono fragili a caldo, ma non al rosso. |